Non solo trasatlantici

Il seguente articolo e’ stato pubblicato nel fascicolo di Novembre-Dicembre 2011 della rivista della Lega Navale Italiana.

Quando Mussolini nazionalizzò le compagnie di navigazione italiane, si formò la Finmare, con quattro società indirizzate alle quattro principali destinazioni sui mari del mondo.

La Lloyd Triestino, originariamente destinata al Mediterraneo orientale e al Mar Nero, venne dedicata alle rotte dell’estremo oriente.  Mio nonno, Pietro Terzetta, iniziò a lavorare come agente marittimo per il Lloyd Austriaco che con il passaggio di Trieste all’Italia divenne successivamente appunto Lloyd Triestino. Tanti anni prima mio bisnonno, suo suocero, il veneziano Nicolò Sbutega, era invece comandante di un veliero a tre alberi, un “Barque” di nome Ortodossia che dalle Bocche di Cattaro nel Montenegro, dove risiedeva, faceva la spola con Odessa in Russia.

Il veliero, di proprietà dei Fratelli Roskovich di Trieste, nel 1868 condusse anche mia bisnonna Alice Roth durante il loro viaggio di nozze.

L’”Adriatica”, la compagnia che prese il suo posto nel Mar Nero, ebbe delle piccole navi metà passeggeri e metà carico merci. Come formiche operose percorrevano avanti e indietro  le rotte spingendosi ad oriente sino a Novorossisk in Russia e ad occidente nel Tirreno sino a Genova. Mio padre, Egon Terzetta, agente marittimo per questa compagnia di navigazione, fece  viaggiare sovente la sua famiglia durante le sue trasferte per prendere servizio ogni due anni nei nuovi porti di destinazione e io ricordo molto bene questi viaggi a bordo del “Quirinale” del “Campidoglio”, dell’”Abbazia” e del “Palestina”.

Nella Russia oramai Sovietica,  a Novorossisk, io e mia mamma non potevamo seguire mio padre ma in tutte le altre destinazioni si, l’Isola di Mitilene, Atene,  il porto bulgaro di Burgas e quello di Varna, dove nacqui, dove avevamo casa e residenza e dove spesso papà era di nuovo destinato. A Varna, città balneare del Mar Nero, le navi spuntavano dietro il faro del Galata per arrivare sino in porto a caricare merci, greggi e passeggeri. Si tornava per la vacanza a casa nostra e la nave era il nostro mezzo di trasporto.

Il salottino per i passeggeri aveva le imbottiture di velluto rosso e la camera da pranzo era ampia. C’era la carta da lettera con l’intestazione della compagnia di navigazione così come erano anche intestate e decorate le carte dei menù. Le cabine di prima classe erano al livello del ponte principale, con vista sulle greggi di pecore imbarcate e ricordo almeno una volta, le tende delle tribù di zingari accampati sul ponte che effettuavano la toeletta mattutina rimuovendosi i numerosi parassiti di cui erano infestati.

Noi si mangiava alla tavola del comandante e certi odori e sapori percepiti quando bambina curiosa gironzolavo per la nave, a distanza di tanti anni mi ritornano ancora in mente. A volte mi era permesso di sbirciare nella cabina del marconista, sentire il rumore assordante delle macchine sottocoperta e perfino suonare la sirena nella cabina di comando.

Il fascino maggiore era però la rotta da seguire lungo il tragitto dal Mar Nero verso l’Italia: passare il Bosforo e l’apparire di Costantinopoli, con i suoi minareti, le case di legno bruciate che alteravano la bellezza della costa, prima di fermarsi in rada. Dopo il Mar di Marmara, proseguendo in questo mare stretto verso i bastioni dei Dardanelli che degradavano verso le acque  e ci ricordavano tempi lontani pieni di storia.

Poi in Grecia il porto di Mitilene posizionato nell’ampia baia e infine il Pireo, il porto di Atene, con il mercato di pesce fresco più profumato del mondo. Oltre il canale di Corinto ci si avvicinava  all’Italia per avviarsi lungo lo stretto di Messina e poi verso sera inoltrata appariva rosseggiante lo Stromboli con le sue colate laviche giù nel mare. A Napoli un leggero fumo alleggiava ancora sopra il cratere del Vesuvio.

L’ultimo viaggio che io ricordi è stato compiuto su una di queste navi nel 1939, poco prima dello scoppio della guerra, quando mio papà era stato richiamato a Genova e dove risiedemmo durante il conflitto per un certo periodo.

La nave si era fermata in rada in mezzo al porto ed una barca ci aveva portato al molo. Imponente era attraccato il Rex: era enorme, almeno ai nostri occhi, e voltandomi indietro per vedere l’imbarcazione con la quale siamo arrivati, questa era al confronto così piccola in mezzo al porto che sembrava un peschereccio.

Con il conflitto che da lì a poco si sarebbe scatenato sarebbe terminata un epoca anche per questi piccoli navigli, importanti per il commercio; di tutto ciò rimane un ricordo  quasi onirico lontano nel tempo.

Alice Terzetta

13 giugno 2011

1 2 3 4 foto veliero

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2 thoughts on “Non solo trasatlantici”

  1. Görgy (George) ÁKOS said:

    The sailing vessel depicted is the Austro-Hungarian bark “Ortodossia” of 500 t, formerly Greek “Ortodoxia”., built 1854 in Quebec, Canada. According to Annuario Marittimo 1874 she was wrecked in 1873. I would be glad to know where you have the illustration from, and aventually to get a good resolution copy.

    • Paolo Badetti Terzetta said:

      Hello George, sorry for the late reply. My mother Alice Terzetta passed away by the end of dicembre 2013. I own the original oil painting of Ortodossia and I can send you a high resolution copy. I’d like to have more informations if you have. My great grand father Nicolò Sbutega from Katar was the captain of the vessel. Best regards Paolo Badetti Terzetta

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